La biografia completa di John D. Rockefeller, il Re del Petrolio

La biografia completa di John D. Rockefeller, il Re del Petrolio

John D. Rockefeller è stato un imprenditore, finanziere e filantropo statunitense, protagonista della più radicale concentrazione di potere economico nell’America tra XIX e XX secolo.

La sua figura rappresenta un caso-limite nella storia delle istituzioni economiche occidentali: con la sua compagnia petrolifera, la Standard Oil, Rockefeller dominò un intero settore industriale e contribuì a ridefinire i rapporti tra impresa, Stato e opinione pubblica. 

In questo articolo approfondiremo gli snodi chiave della vita e dell’eredità di Rockefeller, analizzando l’ascesa del suo impero, le strategie che portarono alla creazione del monopolio e la sua successiva stagione filantropica.

Chi è John D. Rockefeller: la sua biografia

Infanzia e giovinezza

John Davison Rockefeller nacque l'8 luglio 1839 a Richford, nello stato di New York, in una famiglia che incarna due forze completamente opposte. 

Da un lato c'è sua madre, Eliza Davison, una donna profondamente religiosa, severa e parsimoniosa, che gli insegna il valore sacro del lavoro, del risparmio e della disciplina. 

È lei a trasmettergli un principio che guiderà tutta la sua vita: 

"Lo spreco volontario genera bisogno doloroso". 

Eliza gli insegna a registrare ogni entrata e ogni uscita in un piccolo quaderno, instillando in lui un'ossessione per il controllo del denaro che diventerà il suo tratto distintivo.

Dall'altro lato c'è William Avery Rockefeller, suo padre: un personaggio ambiguo e sfuggente che si fa chiamare "Dottor William Levingston" e che vende rimedi miracolosi spacciandosi per medico

In realtà, William è un ciarlatano, un venditore ambulante che conduce una doppia vita: ha una seconda famiglia segreta e scompare per mesi interi, lasciando Eliza a gestire da sola la casa e i sei figli. 

William però trasmette a John una lezione diversa, più cinica: 

"Imbroglio i miei figli ogni volta che posso. Voglio renderli furbi". 

Questa educazione contraddittoria – disciplina morale da una parte e astuzia senza scrupoli dall'altra – forgerà il carattere di Rockefeller.

Fin da bambino, infatti, John dimostra un talento naturale per i numeri e per gli affari: a soli dodici anni, dopo aver guadagnato cinquanta dollari vendendo tacchini e facendo lavoretti per i vicini, decide di prestarli a un contadino amico della madre al sette per cento di interesse. 

Quando, un anno dopo, l'agricoltore gli restituisce il capitale più gli interessi, John ha un'epifania: 

"In quel momento capii che nella vita non dovevo lavorare per i soldi, ma che i soldi dovevano lavorare per me".

Nel frattempo la famiglia si sposta frequentemente – da Richford a Moravia, poi a Oswego e infine a Cleveland, Ohio, nel 1853 – seguendo le vicissitudini del padre. 

A Cleveland, John frequenta la Central High School, la prima scuola superiore pubblica gratuita a ovest dei monti Allegheny. 

È uno studente serio, metodico e disciplinato, eccellente nel dibattito e straordinariamente preciso nel modo di esprimersi. 

Nutre anche un profondo amore per la musica e sogna persino di farne una carriera.

Nel 1855, a soli sedici anni, John lascia la scuola e si iscrive a un corso di affari di dieci settimane al Folsom Mercantile College, dove studia contabilità. 

Subito dopo inizia a cercare lavoro e per sei settimane consecutive si presenta ogni mattina, con il suo unico abito buono, negli uffici commerciali di Cleveland, affrontando rifiuti con una calma innaturale e tornando il giorno dopo con la stessa silenziosa determinazione. 

La sua tenacia viene finalmente premiata il 26 settembre 1855, quando viene assunto come assistente contabile dalla Hewitt & Tuttle, una piccola ditta di commissioni e spedizioni.

Per Rockefeller, quel giorno non è solo l'inizio di un lavoro: è una conversione. 

Lo chiamerà "Job Day" (il giorno del lavoro) e lo celebrerà solennemente per il resto della sua vita, considerandolo più importante del suo stesso compleanno. 

In quell'ufficio polveroso, tra registri e bilanci, John trova il suo paradiso

Il mondo esterno è caotico – merci in arrivo, prezzi fluttuanti, affari conclusi con una stretta di mano – ma nel suo libro mastro tutto è perfetto, bilanciato, ordinato. 

Compra persino un piccolo quaderno rilegato in pelle rossa, il "Ledger A", che diventerà un artefatto leggendario: dentro annota ogni singola transazione della sua vita, dagli incassi alle spese, fino alle donazioni in beneficenza.

Durante il suo lavoro alla Hewitt & Tuttle, Rockefeller impara l'arte della negoziazione

I suoi compiti includono trattare con capitani di navi, proprietari di canali e agenti di trasporto. 

Scopre che le tariffe di trasporto - che tutti credevano fisse - potevano in realtà essere alterate a seconda delle condizioni e della quantità di merce trasportata, attraverso l'uso di sconti per i clienti preferiti. 

Questa lezione gli tornerà utilissima negli anni a venire.

Nel 1859, a soli vent'anni, Rockefeller è pronto per il grande salto: insieme a Maurice B. Clark e George W. Gardner, fonda la Clark, Gardner & Company, una società di commercio all'ingrosso di prodotti agricoli. 

Per raccogliere il capitale necessario, quattromila dollari, Rockefeller mette sul piatto gli ottocento dollari risparmiati e chiede un prestito di mille dollari a suo padre, che glieli concede al dieci per cento di interesse.

Questo prestito, quasi quarantamila dollari in termini odierni, è il seme dell'impero che sta per nascere.

L'età adulta: matrimonio, famiglia e ascesa al potere

Nel 1864, a venticinque anni, John Rockefeller sposa Laura Celestia Spelman, detta "Cettie", una donna che condivide la sua fede religiosa e i suoi valori di parsimonia e disciplina. 

Anni dopo, Rockefeller dirà di lei:

"Il suo giudizio è sempre stato migliore del mio. Senza i suoi saggi consigli, sarei un uomo povero". 

Insieme avranno cinque figli: Elizabeth "Bessie", Alice (che morirà a soli un anno), Alta, Edith e John Davison Rockefeller Jr., destinato a diventare il principale erede dell'impero paterno.

Nonostante la ricchezza crescente, i Rockefeller mantengono uno stile di vita sobrio

Rifiutano le ostentazioni tipiche dei magnati dell'epoca e vivono con una semplicità che contrasta la loro posizione sociale. 

Infatti, nonostante le sue condizioni economiche lo permettessero, John non indossava abiti costosi, non organizzava feste sfarzose e non cercava la compagnia dell'élite finanziaria. 

Il suo tempo libero lo passava in famiglia, giocando con i figli, leggendo la Bibbia e frequentando assiduamente la chiesa battista di Erie Street (poi Euclid Avenue Baptist Church), dove diventò amministratore fiduciario all'età di ventuno anni.

Il ruolo nella Guerra Civile Americana

Quando scoppia la Guerra Civile americana nel 1861, John Rockefeller ha ventidue anni e la sua società di commercio all'ingrosso è in piena espansione. 

La guerra rappresenta per lui un'opportunità economica senza precedenti, ma anche un dilemma morale.

Rockefeller infatti è un devoto battista e, come tale, fortemente contrario alla schiavitù: sostiene ideologicamente la causa dell'Unione e vota per Abraham Lincoln nel 1860, appoggiando il nuovo Partito Repubblicano. 

Tuttavia, quando si tratta di arruolarsi nell'esercito, Rockefeller prende una decisione pragmatica: resta a casa a gestire i suoi affari

"Volevo andare nell'esercito e fare la mia parte, ma era semplicemente fuori questione. Non c'era nessuno che potesse prendere il mio posto. Eravamo in un nuovo business, e se non fossi rimasto avrebbe dovuto fermarsi – e c'erano così tante persone che dipendevano da esso".

Dirà anni dopo.

Come molti giovani ricchi del nord, Rockefeller evita il servizio militare pagando trecento dollari a un immigrato irlandese perché combatta al suo posto, una pratica legale e comune all'epoca. 

Considera la guerra "un pessimo affare" dal punto di vista economico e personale, ma al tempo stesso una straordinaria occasione di guadagno per la sua azienda.

La guerra crea una domanda enorme di cibo, grano e forniture per l'esercito dell'Unione. 

I prezzi dei cereali schizzano alle stelle e con essi le commissioni per chi riesce a fornire grandi quantità di prodotti. 

Pertanto, la Clark & Rockefeller si butta su queste forniture e in pochi anni diventa una delle aziende più importanti del settore a Cleveland. 

Nel primo anno di attività, l'azienda fattura 450.000 dollari con un profitto di 4.400 dollari

Il secondo anno, invece, i profitti salgono a 17.000 dollari.

Rockefeller contribuisce anche economicamente alla causa dell'Unione: dona denaro per equipaggiare diversi soldati dell'esercito federale e fornisce sostegno finanziario a varie istituzioni legate alla guerra. 

Inoltre, attraverso la sua chiesa battista, sostiene attivamente le missioni dedicate a stabilire scuole e college per i liberti nel Sud, un impegno che continuerà anche dopo la fine del conflitto.

La Guerra Civile segna dunque un punto di svolta nella carriera di Rockefeller, perchè gli permette di accumulare un capitale significativo che reinveste prontamente nell'industria petrolifera, proprio mentre il conflitto volge al termine. 

Con la fine della guerra nel 1865, John ha messo da parte una piccola fortuna e ha capito che il futuro non è nel commercio alimentare, ma nel petrolio. 

È in questo periodo che compra la sua prima raffineria e inizia a costruire quello che diventerà l'impero della Standard Oil.

Il ruolo di Rockefeller durante la Guerra Civile è quindi ambivalente: da un lato sostiene ideologicamente e finanziariamente la causa dell'Unione, dall'altro sfrutta il conflitto per arricchirsi enormemente. 

Questa dualità – tra principi morali dichiarati e pragmatismo economico spietato – caratterizzerà tutta la sua vita e renderà la sua figura così controversa e dibattuta.

Dopo la Guerra Civile Americana

Negli anni immediatamente successivi alla Guerra Civile, l'America entra in una nuova fase economica. 

Le ferrovie si moltiplicano, le città crescono, l'energia diventa il cuore dell'economia e Rockefeller intuisce che il vero oro nero non si trova nei pozzi petroliferi, ma nelle raffinerie.

Nel 1863, insieme al chimico Samuel Andrews e ad altri soci, investe quattromila dollari in una raffineria a Cleveland. 

La sua ossessione per l'efficienza e l'eliminazione maniacale di ogni spreco la rendono subito la più grande e redditizia raffineria della città. 

Ecco un dato: mentre altri produttori si accontentano di estrarre il sessanta per cento di kerosene dal petrolio greggio e buttano il resto, Rockefeller utilizza tutto

La benzina per alimentare la raffineria, i residui per produrre lubrificanti, vaselina e paraffina per candele. 

Persino il catrame viene venduto per pavimentare le strade.

Rockefeller si muove con una strategia chirurgica e costruisce le proprie fabbriche di barili, riducendo il costo da 2,50 a 0,96 dollari ciascuno. 

Assume i propri idraulici - dimezzando il costo della posa delle tubature - e installa i propri binari ferroviari privati per collegare la raffineria alla linea principale. 

Ogni passaggio è ottimizzato, ogni spreco eliminato e le economie di scala vengono sfruttate al massimo.

Nel 1865, a soli ventisei anni, Rockefeller compra le quote dei fratelli Clark per 72.500 dollari (oltre un milione in dollari odierni) e fonda la Rockefeller & Andrews

È un investimento rischioso e che lo indebita pesantemente, ma gli garantisce anche il controllo totale. 

"Fu il giorno che determinò la mia carriera".

Dirà anni dopo. 

Nel 1867, Henry Morrison Flagler diventa socio e nasce la Rockefeller, Andrews & Flagler, che nel 1868 è già la raffineria più grande del mondo.

Il 10 gennaio 1870 segna la nascita ufficiale della Standard Oil Company of Ohio, con un capitale di un milione di dollari. 

Rockefeller ne è il presidente e detiene la maggior parte delle azioni. 

Il nome stesso è una dichiarazione di intenti: "Standard" come standard di qualità superiore, ma soprattutto come l'unica, inevitabile, universale scelta per chiunque tratti petrolio in America.

Da questo momento in poi, Rockefeller non punta più solo a competere nel mercato; il suo obiettivo è diventare il mercato. 

E per farlo, mette in atto una strategia spietata che passerà alla storia come una delle più controverse nella storia del capitalismo americano.

Dalla Standard Oil al monopolio americano.

L'ascesa della Standard Oil non è solo una storia di efficienza industriale: è una storia di controllo, alleanze segrete e strategie predatorie che ridefiniscono i confini del capitalismo americano.

La prima grande mossa di Rockefeller è un capolavoro di strategia e cinismo: il controllo del trasporto ferroviario. 

John capisce che le ferrovie sono le vene giugulari dell'industria petrolifera e che chi controlla le tariffe di trasporto può decidere chi vive e chi muore nel business. 

Così si avvicina ai tre più grandi magnati ferroviari dell'epoca e propone un'alleanza segreta: la South Improvement Company.

Il piano è semplice ma letale.

La Standard Oil garantisce alle ferrovie un volume di spedizioni enorme, costante e prevedibile e in cambio ottiene tariffe segrete bassissime, fino al cinquanta per cento di sconto. 

Inoltre, per ogni barile spedito dai concorrenti di Rockefeller, le ferrovie non solo fanno pagare loro la tariffa piena, ma versano una parte di quell'incasso direttamente nelle casse della Standard Oil. 

In pratica, i rivali di Rockefeller, pagando il trasporto del proprio petrolio, stanno finanziando la macchina da guerra che li distruggerà.

Quando i dettagli di questo accordo trapelano, scoppia la rivolta: i produttori indipendenti della Pennsylvania insorgono, boicottano le spedizioni e bruciando le cisterne della Standard Oil. 

Lo scandalo è di proporzioni tali per cui la South Improvement Company viene ufficialmente sciolta

Il massacro di Cleveland.

A questo punto Rockefeller è pronto per la fase due: un'operazione lampo che verrà ricordata come "Il massacro di Cleveland". 

Nel febbraio del 1872, in un arco di poche settimane, Rockefeller convoca nel suo ufficio, uno per uno, i proprietari delle altre venticinque raffinerie di Cleveland e - con la sua solita calma glaciale - offre loro una scelta.

"Cedetemi la vostra raffineria in cambio di azioni della Standard Oil e diventerete ricchi insieme a noi. Se rifiutate, saremo costretti a competere e, come potete vedere, noi siamo in grado di vendere il nostro kerosene a un prezzo inferiore a quello che costa a voi produrlo." 

Dice loro mostrando loro i suoi libri contabili, la prova della sua efficienza e dei suoi costi di produzione irraggiungibili. 

I suoi rivali sanno degli accordi con le ferrovie e sanno anche di non poter sopravvivere a una guerra di prezzo. 

Ventidue raffinerie accettano l'offerta e vendono. 

In meno di due mesi, Rockefeller ha raggiunto il monopolio quasi totale sulla raffinazione in una delle città chiave d'America.

Da Cleveland, la conquista si espande a macchia d'olio e la Standard Oil perfeziona l'arte dello spionaggio industriale, piazzando i suoi uomini nelle compagnie rivali per carpirne i segreti commerciali. 

Dopodichè scatena guerre di prezzo devastanti, vendendo sottocosto in una città per mandare in bancarotta il concorrente locale, per poi rialzare i prezzi a livelli monopolistici una volta che il campo è libero

Costruisce persino una rete di oleodotti che rendono le ferrovie stesse obsolete.

Le prime leggi antimonopolio

Per nascondere la vastità del suo impero e aggirare le prime leggi antimonopolio, nel 1882 Rockefeller crea una struttura societaria geniale e opaca: il trust

Dozzine di compagnie apparentemente indipendenti sono in realtà controllate da un piccolo comitato di nove amministratori della Standard Oil, con Rockefeller al vertice. 

È un impero senza volto, senza confini e più potente di molti governi statali.

All'apice del suo potere, negli anni Ottanta dell'Ottocento, la Standard Oil controlla circa il novanta per cento del petrolio raffinato negli Stati Uniti e una percentuale significativa della produzione mondiale. 

L'azienda ha ventimila pozzi domestici, circa settemila chilometri di oleodotti, cinquemila carri cisterna e oltre centomila dipendenti. 

Rockefeller è l'uomo più ricco che il mondo abbia mai visto, ma è anche l'uomo più odiato e temuto della sua nazione.

L’industria del ferro, la rivalità con Andrew Carnegie e i rapporti con J. P. Morgan.

Negli anni Novanta, Rockefeller espande il suo controllo anche oltre il petrolio, lanciandosi nell'industria del ferro e del trasporto minerario ed entrando in collisione con il magnate dell'acciaio Andrew Carnegie

La rivalità tra i due diventa leggendaria: Rockefeller acquista la Mesabi Mountain Range in Minnesota, una striscia di terra lunga centoventi miglia contenente potenzialmente la più grande vena di minerale di ferro di alta qualità in Nord America. 

Carnegie a questo punto, temendo che Rockefeller voglia invadere il settore dell'acciaio, è costretto a negoziare

L'accordo prevede che Carnegie acquisti un minimo di seicentomila tonnellate di minerale all'anno dalle miniere di Rockefeller e trasporti tutto, insieme ad altre seicentomila tonnellate dalle proprie miniere, esclusivamente attraverso le ferrovie di Rockefeller, ricevendo in cambio uno sconto segreto.

Nel 1901, J.P. Morgan, il banchiere più potente d'America, contatta Rockefeller con una proposta ambiziosa: unire le miniere di ferro di Rockefeller con l'impero dell'acciaio di Carnegie sotto un unico nome, la U.S. Steel, la quale diventerà la prima corporation da un miliardo di dollari nella storia

Le negoziazioni sono condotte da John D. Rockefeller Jr., che a soli ventisette anni dimostra la stessa freddezza del padre. 

Quando Morgan gli chiede il prezzo, Junior risponde:

"Mr. Morgan, credo ci sia un malinteso. Non sono venuto qui per vendere. Ho capito che voi desiderate comprare". 

L'offerta finale è di 88,5 milioni di dollari in azioni della U.S. Steel (oltre tre miliardi in dollari odierni). 

Rockefeller accetta e le sue azioni nella nuova corporation si apprezzeranno presto fino a oltre duecento milioni di dollari.

Nel 1902, Rockefeller entra anche nell'industria del carbone, acquisendo il controllo della Colorado Fuel and Iron Company (CF&I) attraverso George Jay Gould e il suo consigliere finanziario Frederick Taylor Gates. 

L'analisi delle operazioni della compagnia da parte di John Jr. rivela la necessità di fondi sostanzialmente maggiori, che vengono forniti in cambio dell'acquisizione di società controllate dalla CF&I, come la Colorado and Wyoming Railway Company e la Crystal River Railroad Company. 

Il controllo passa dal gruppo Iowa a Gould e agli interessi Rockefeller nel 1903.

È proprio in questo periodo che l'opinione pubblica inizia a rivoltarsi contro Rockefeller e il suo impero

Le attività di filantropia e beneficenza

Se la prima parte della vita di Rockefeller è dominata dall'accumulo di ricchezza, la seconda è dedicata a restituirla e - anche nella filantropia - Rockefeller applica gli stessi principi di efficienza, organizzazione e controllo che aveva usato per costruire la Standard Oil.

L'impegno filantropico di Rockefeller inizia molto presto, già dal suo primo stipendio all'età di sedici anni, quando dona il sei per cento dei suoi guadagni in beneficenza, registrando ogni donazione nel suo libro mastro personale. 

A vent'anni la sua generosità supera il dieci per cento del reddito, indirizzando gran parte delle donazioni iniziali alla chiesa. 

Rockefeller frequenta regolarmente le funzioni battiste ogni domenica e, quando viaggia, partecipa spesso alle funzioni delle congregazioni battiste afroamericane, lasciando donazioni sostanziali.

Il magnate crede fermamente nel principio biblico:

"Date, e vi sarà dato. Una buona misura, pigiata, scossa e traboccante, vi sarà versata in grembo. Perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi" (Luca 6:38). 

Questa filosofia guida tutte le sue azioni filantropiche come dirà lui stesso:

"Fare soldi era considerato da me un dono dato da Dio".

Nel 1884, Rockefeller fornisce un finanziamento importante all'Atlanta Baptist Female Seminary, un'istituzione per donne afroamericane ad Atlanta. 

Sua moglie, Laura Spelman Rockefeller, è profondamente impegnata nei diritti civili e nell'uguaglianza per le donne, e insieme sostengono la missione della scuola. 

Il college prenderà il nome di Spelman College in onore della famiglia di Laura, e Rockefeller ne pagherà i debiti permettendone lo sviluppo: oggi l'edificio più antico ancora esistente nel campus di Spelman, la Rockefeller Hall, porta il suo nome.

L'intervento filantropico più significativo di Rockefeller riguarda l'istruzione superiore. 

Dona ottanta milioni di dollari (circa 2,47 miliardi in dollari odierni) all'Università di Chicago, trasformando quello che era un piccolo college battista in un'istituzione di livello mondiale entro il 1900. 

Dirà di questo investimento:

"Il miglior investimento che abbia mai fatto". 

In totale, Rockefeller donerà circa 530-540 milioni di dollari durante la sua vita: a questi si aggiungono i 537 milioni donati attraverso la Rockefeller Foundation da Frederick Gates e suo figlio John Jr., e ulteriori 540 milioni donati personalmente da John Jr. dalla ricchezza ereditata dal padre. 

Calcolando l'inflazione, l'ammontare totale raggiunge decine di miliardi di dollari, rendendo Rockefeller uno dei filantropi più generosi della storia.

Negli ultimi anni della sua vita, Rockefeller diventa famoso per la pratica di regalare monetine da dieci centesimi agli adulti e da cinque centesimi ai bambini ovunque vada. 

Le regala persino, come gesto giocoso, a uomini ricchi come il magnate dei pneumatici Harvey Firestone.

Questa abitudine, apparentemente innocua, diventa parte della sua immagine pubblica: il vecchio miliardario generoso che distribuisce piccole monete lucenti ai passanti.

La filantropia di Rockefeller non è mai stata solo generosità spontanea: è stata un sistema razionale, metodico, progettato per avere il massimo impatto possibile. 

Come disse lui stesso: 

"Dare dovrebbe essere fatto in modo sistematico. Dovrebbe esserci un piano definito". 

Le controversie con l'industria del farmaco

Con le sue fondazioni, John D. Rockefeller contribuì a spingere la medicina verso un modello scientifico, accademico e basato sulla chimica e sui farmaci.

I critici sostengono che questo abbia favorito un sistema centrato su prodotti sintetici e brevettabili, mettendo ai margini approcci più olistici o tradizionali.

Alcune narrazioni arrivano a dire che dietro ci fosse un interesse economico legato ai derivati del petrolio.

Tuttavia, bisogna ricordare che Rockefeller non guadagnava direttamente dai farmaci, perchè non possedeva case farmaceutiche, né incassava royalties sulle medicine. 

È altrettanto vero però che, da un punto di vista più indiretto, la crescita dell’industria chimica e petrolchimica - la quale fornisce materie prime anche alla farmaceutica - rafforzava l’intero ecosistema industriale nato dal petrolio.

Insomma, più il mondo si spostava verso prodotti sintetici, più quel sistema diventava centrale.

In ogni caso, oggi non esistono prove solide di un piano per “creare Big Pharma” e - c’è stato un beneficio economico - è stato di carattere indiretto e strutturale, non un piano segreto.

4. Il ritiro e l'antimonopolio.

Nel 1896, all'età di cinquantasette anni, Rockefeller decide di ritirarsi dalla gestione attiva delle sue attività a causa del deterioramento della sua salute.

Soffre di disturbi digestivi moderati e, durante un periodo particolarmente stressante negli anni Novanta dell'Ottocento, sviluppa l'alopecia. 

Tuttavia, Rockefeller non comunica pubblicamente il suo ritiro, mantiene il titolo di presidente della Standard Oil – un titolo puramente nominale e onorifico – e conserva tutte le sue quote azionarie, rimanendo il principale azionista. 

La gestione quotidiana viene affidata a John Dustin Archbold e ad altri dirigenti fidati, mentre Rockefeller acquista una nuova tenuta, dedicando sempre più tempo ad attività ricreative come il ciclismo e il golf.

Tuttavia, proprio in questo preciso mento, l'opinione pubblica inizia a rivoltarsi contro di lui e il suo impero

A dare voce a questa rabbia è la giornalista Ida Tarbell, figlia di un piccolo produttore di petrolio rovinato dalla Standard Oil.

Tra il 1902 e il 1904, Tarbell pubblica una serie di articoli sulla rivista McClure's che ricostruiscono nei dettagli la storia segreta della Standard Oil. 

L'inchiesta, poi raccolta nel libro The History of the Standard Oil Company, è una bomba giornalistica. 

Per la prima volta, il pubblico americano non ha solo sospetti e vignette satiriche, ma prove documentate: i patti segreti con le ferrovie, lo spionaggio industriale, le testimonianze delle minacce.

Tarbell affermerà:

"Non ho mai avuto animosità contro la loro dimensione e ricchezza, non ho mai obiettato alla loro forma societaria. Ero disposta a che si combinassero e crescessero quanto grandi e ricchi potessero, ma solo con mezzi legittimi. Ma non avevano mai giocato pulito, e questo ha rovinato la loro grandezza per me". 

Rockefeller la chiama privatamente "Miss Tarbarrel" (gioco di parole tra il suo cognome e "barrel", barile), ma pubblicamente si trattiene dicendo solo:

"Non una parola su quella donna sviata".

L'inchiesta di Tarbell infiamma l'opinione pubblica e dà al governo federale il mandato popolare per agire.

All'inizio del Novecento, Theodore Roosevelt diventa presidente degli Stati Uniti presentandosi come il "trustbuster" (l'acchiappa monopoli), colui che avrebbe ristabilito la concorrenza nell'economia americana smantellando i grandi trust.

E il suo mirino è puntato sul più grande monopolio di tutti: la Standard Oil di John D. Rockefeller.

Nel 1906, dopo aver incontrato notevoli resistenze – la Standard Oil ha contatti stretti con l'amministrazione federale, amici potenti in ogni corridoio di Washington e un esercito di avvocati pronti a difenderla – Roosevelt riesce a intentare una causa tra il governo federale e la Standard Oil, accusando l'azienda di violare lo Sherman Antitrust Act del 1890.

Il processo è epocale. 

Da una parte c'è lo Stato americano, dall'altra la più grande azienda e il più grande magnate della storia degli Stati Uniti. 

La battaglia legale è feroce e si protrae per anni: gli avvocati della Standard Oil sfruttano ogni cavillo, ogni scappatoia, ogni possibilità di appello. 

Il caso si trascina attraverso tutte le corti federali possibili, con oltre mille esibizioni documentali, 444 testimoni e oltre dodicimila pagine di prove.

Nel 1909 arriva una prima sentenza: la Standard Oil viene dichiarata colpevole. 

Rockefeller fa ricorso e la battaglia arriva fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti che, 15 maggio 1911, emette una sentenza storica e unanime: la Standard Oil Company è un monopolio illegale, una cospirazione irragionevole contro il libero commercio. 

La Corte ne ordina lo smantellamento e l'impero deve essere diviso in trentaquattro compagnie separate e indipendenti.

Sembra la fine di un'era, la vittoria del popolo, la sconfitta definitiva del barone del petrolio ma Rockefeller personalmente mantiene i suoi cospicui pacchetti azionari in ognuna delle trentaquattro nuove compagnie. 

In un'America che sta per entrare nell'era dell'automobile, con una fame insaziabile di benzina, queste compagnie, ora libere di agire e di farsi concorrenza, fioriscono. 

Di conseguenza, il valore delle loro azioni schizza alle stelle e la fortuna personale di John Rockefeller - invece di diminuire - si moltiplica in modo esponenziale

Nel giro di pochi anni la sua ricchezza raddoppia, triplica, quadruplica.

Lo smantellamento del suo impero lo ha reso più ricco di quanto non sia mai stato. 

Dalle ceneri della Standard Oil nascono società che sono ancora oggi giganti energetici: ExxonMobil (l'ex Standard Oil of New Jersey), Chevron (l'ex Standard Oil of California), BP (che include parti della Standard Oil of Ohio e Indiana), ConocoPhillips e altre ancora. 

Il primo miliardario degli Stati Uniti.

Nel 1916, inizia a circolare la voce che Rockefeller sia diventato il primo miliardario della storia degli Stati Uniti. 

Anche se non ci fu mai l'ufficialità all'epoca, secondo le ricostruzioni degli storici, al momento della sua morte nel 1937 il patrimonio netto di Rockefeller aveva raggiunto 1,4 miliardi di dollari, mentre il PIL nazionale totale era di 92 miliardi. 

Nel 1913, la sua ricchezza personale era stimata in 900 milioni di dollari, pari a quasi il tre per cento del PIL statunitense di quell'anno.

La vecchiaia e la morte.

Rockefeller trascorre gli ultimi quarant'anni della sua vita in semi-ritiro e continua a dedicarsi alla filantropia, definendo la struttura della moderna filantropia sistematica insieme ad altri industriali chiave come Andrew Carnegie.

Rockefeller muore di arteriosclerosi il 23 maggio 1937, a meno di due mesi dal suo novantottesimo compleanno, nella sua casa di Ormond Beach, in Florida. 

Viene sepolto nel Lake View Cemetery a Cleveland e lascia un'eredità complessa e controversa. 

Da un lato il monopolista spietato che ha schiacciato centinaia di concorrenti, dall'altro il filantropo che ha donato oltre mezzo miliardo di dollari e ha contribuito a eradicare malattie, fondare università e rivoluzionare la ricerca medica. 

Come scrisse di lui il suo biografo Ron Chernow: 

"Ciò che lo rende problematico – e perché continua a ispirare reazioni ambivalenti – è che il suo lato buono era buono tanto quanto il suo lato cattivo era cattivo. Raramente la storia ha prodotto una figura così contraddittoria".

Lettere a mio figlio, la raccolta dei pensieri di John D. Rockefeller

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Gli stessi principi concreti che hanno permesso all’uomo più ricco del suo tempo di costruire la sua fortuna ora sono a tua disposizione: ogni lettera affronta una sfida, un principio o una lezione. 

È un’occasione per sederti dall’altro lato della scrivania di John D. Rockefeller e assimilare tutti i pensieri che gli hanno permesso di costruire e difendere un impero quando il mondo non faceva sconti a nessuno.

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Ti mette di fronte alle verità scomode che nessuno vuole dirti sulla disciplina, sull'azione, e sulla responsabilità, ad esempio che l’atteggiamento e l’azione contano più delle condizioni di partenza e che la disciplina batte il talento quando questo resta inespresso

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